
Il campo di combattimento venne concordato da Fieramosca e La Motte
attraverso uno scambio di lettere e scelto in un luogo situato fra
Andria e Corato. Questo campo, oggi chiamato di S. Elia, rientrava
nel territorio della città di Trani a quel tempo sotto la
giurisdizione della Repubblica di Venezia.
A imperituro ricordo dell'avvenimento, il prefetto di Bari e di
Otranto, don Ferrante Caracciolo, fece erigere nel 1583 un Monumento
alla Disfida proprio nel luogo dove essa venne combattuta, recante
un'epigrafe su cui c'era scritto (in latino):
"Chiunque
tu sia, se egregi fatti di valore ti accendono l'animo, ricorda
di illustri guerrieri le grandissime gesta. Qui nobile orgoglio
fece scendere in campo a combattere tredici italiani con tredici
francesi. Marte stesso parve rifulgere e accrescere in loro forza
e coraggio. Pari il numero, pari le armi, pari il vigore degli animi,
e ugualmente giocondi e superbi di morire per la patria. Fortunato
valore oppose termine alla contesa, e furono vittoriosi quelli che
dovevano esserlo. Qui gli Itali superarono i Franchi in reale certame:
qui la Gallia vinta diè la mano all'Italia".
Nel 1806 alcuni soldati francesi, di stanza ad Andria, si recarono
sul campo della Sfida e danneggiarono il monumento distruggendone
la lapide. Solo 50 anni dopo, su pressione dello storico ruvese
Giovanni Jatta, essa venne ricostruita con l'aggiunta di un'altra
epigrafe dettata da Giovanni Bovio:
"XIII Febbraio MDIII in equo certame
contro tredici francesi qui
tredici di ogni terra italiana
nell'unità nell'amore antico
e tra due invasori provarono
che dove l'animo sovrasti la fortuna
gli individui e le nazioni risorgono".
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