Sito Ufficiale della Disfida di Barletta
 
18-5-2012
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Sito Ufficiale della Disfida di Barletta

 



Barletta, ma non solo. Intorno alla Città della Disfida sorgono città importanti e paesi dalle antiche tradizioni, oasi naturali e itinerari caratteristici...

IL FIUME OFANTO

Dopo Canosa di Puglia proseguiamo il nostro viaggio nei dintorni della città di Barletta, ad uso e consumo di coloro che visiteranno la nostra terra in occasione delle celebrazioni del V Centenario della Disfida.

Questa volta proponiamo un itinerario, ambientale e turistico, non molto conosciuto ma che a nostro parere merita di essere considerato molto attentamente sia per il vasto assortimento di specie viventi (vegetali ed animali) che lo animano e che lo rendono, per varietà e ricchezza, una delle poche aree naturali di rilievo della Puglia e del basso Adriatico; e sia per le città ed i paesi che s'incontrano durante il suo percorso.
Ci riferiamo al fiume Ofanto che, con i suoi 170 km di lunghezza, risulta essere il più importante corso d'acqua dell'intero Mezzogiorno.
La sorgente principale da cui ha origine l'Ofanto, è posta a sud di Torella dei Lombardi in provincia di Avellino (nelle falde delle colline di Nusco) a quota 715 metri sul livello del mare. Il fiume, dopo un lungo e tortuoso peregrinare tra le province di Avellino, Potenza, Foggia e Bari, dopo aver raccolto le acque da un bacino di circa 2.800 kmq e attraversato il territorio di tre regioni, sfocia in Puglia, in prossimità del golfo di Manfredonia tra i centri di Barletta e di Margherita di Savoia. Il suo ampio bacino interessa una popolazione di circa 400.000 abitanti.

Dal punto di vista storico è documentato che il fiume Ofanto fosse già ben conosciuto dai poeti latini quali Livio, Orazio e Virgilio, con l’antico nome di Aufidus flumen; è ricordato, inoltre, da poeti medioevali, con vari nomi tra i quali ricorrono i termini di Offidi, Aufidi, Aufentum ed infine con il termine più noto, Ofanto.

L'Ofanto, nonostante i gravi attentati alla sua salute derivati dall'inquinamento industriale, conserva ancora un ricchissimo patrimonio ambientale (la sua foce è stata riconosciuta area naturale protetta dalla Regione Puglia). In particolare la zona umida favorisce la presenza di molte specie animali fra cui un gran numero di volatili quali l'avocetta, la ballerina gialla (dorso grigio e parti inferiori gialle) e il piro piro piccolo (lungo 20 cm e con il dorso brunoverdastro); inoltre non è difficile incontrare il tuffetto, il più piccolo degli Svassi, tozzo con collo e becco corti, che costruisce il suo nido ancorato e nascosto tra la vegetazione delle sponde, e la gallinella d’acqua, massiccio uccello nerastro con becco e placca frontale rossi, riconoscibile perché corre sia sul terreno che sull’acqua per spiccare il volo. Per non parlare del martin pescatore, con il suo piumaggio verde-azzurro iridescente, dell'airone cenerino, di grandi dimensioni (90 cm) e dal piumaggio grigio pallido, dell'airone rosso, più piccolo del precedente e di colorazione più scura, della garzetta, del gabbiano, del pendolino e di molti altri ancora. Lungo le rive la vegetazione offre riparo anche a molte specie di mammiferi (volpe, riccio, topo campagnolo), rettili (biscia d'acqua, biacco, ramarro) e anfibi (rane, rospi, raganelle).
I pesci trovano una situazione ospitale soprattutto nella zona appenninica dove il fondo, solitamente ghiaioso e ciottoloso, ospita solo poche specie di piante, in prevalenza forme arbustive ed erbacee. Quando il fiume scende verso la pianura incomincia ad accumulare limo in quantità tale da poter consentire ad alcune piante di crescere sul fondo, mentre sulle rive si possono riconoscere i salici dalle caratteristiche foglie lanceolate e i pioppi. Nei pressi di Canosa, man mano che il fiume scorre verso il mare, e il suo letto diventa sempre più ampio, la velocità dell'acqua diminuisce al punto tale da consentire un accumulo sempre maggiore di limo e fango, che permette la crescita sugli argini di numerose e differenti piante; in questa zona sono presenti faggi, ontani e querce. Lungo gli argini si possono trovare anche la canna, la cannuccia e la lisca maggiore o tifa. I margini dei tratti inferiori del fiume sono in grado di ospitare animali adattati a vivere in acque ferme con corrente minima o inesistente. La zona centrale del fiume, dove l'acqua è più profonda, rappresenta l'ambiente ideale per pesci come la carpa, che si nutre prevalentemente di piante e il pesce gatto, che mangia pesci, rane, piccoli mammiferi e uccelli acquatici.

Proviamo ora, invece, a tracciare un itinerario turistico partendo dalla sorgente per arrivare fino alla foce a pochi km a nord di Barletta soffermandoci più a lungo sui luoghi e sui paesi geograficamente relativamente distanti dalla città della Disfida.
In Campania il fiume bagna (in questo caso intendiamo sia a livello di centro abitato che di territorio comunale) ben 17 paesi, tutti in provincia di Avellino. Il comune in cui è situata la sorgente, Torella dei Lombardi, custodisce un patrimonio architettonico e monumentale di particolare interesse artistico nel quale spicca il Castello Candriano, detto anche "Ruspoli", un imponente castello medioevale; va ricordata anche la Torre Normanna, situata sulla collinetta di Girifalco. Particolarmente suggestivo è il paesaggio naturale che il paese può offrire ai suoi visitatori, immerso in una rigogliosa natura sullo scenario di un panorama montano incontaminato circondato da boschi.
Fra gli altri paesi segnaliamo Calitri (il paese della ceramica), col suo incantevole e caratteristico paesaggio con case addossate all'altura, disposte ordinatamente a gradinata a mo' di anfiteatro e Lioni, con le sue antiche chiese, il bosco dell'Oppido e la bellissima Cascata Borgo Sano sull'Ofanto, una cascata naturale con dislivello di circa 10 metri. Altri comuni interessanti della zona sono Nusco, Caposele e Lacedonia.

In territorio lucano ci sono ben 23 comuni interessati dal passaggio dell'Ofanto, dalla minuscola Ginestra (solo 783 abitanti!) all'importante Melfi. Il primo centro importante in terra di Basilicata è l'antica e pittoresca Rionero in Vulture, situata su due collinette ai piedi dello sprone detto "Cugno di Atella". Il paese è noto per il famoso incontro tra Ludovico d'Armagnac e Gonzalo Fernandez de Cordoba, comandanti degli eserciti di Francia e di Spagna per la spartizione delle terre italiche, avvennuto il 1° aprile del 1502 (in piena epoca storica della Disfida). Dal punto di vista architettonico e artistico sono interessanti alcuni palazzi settecenteschi tra cui palazzo Granata, palazzo Pierro e palazzo Fortunato e alcune chiese come la chiesa Madre con facciata in stile baroccoe la chiesa di Sant'Antonio Abate, nel cui interno sono conservati tele del settecento di scuola napoletana . Nei dintorni del paese, percorrendo i fitti boschi ricchi di vegetazione, si giunge al "Pizzuto San Michele", vetta del monte Vulture, che offre un'immensa vista panoramica del territorio circostante. Infine ricordiamo che il territorio di Rionero in Vulture è ricco di sorgenti di acque minerali e di aree viticole per la produzione del vino Aglianico DOC.
Dopo Rionero giungiamo a Venosa, la città di Orazio Flacco. Antichissimo centro, è passata alla storia per aver dato, appunto, i natali (65 a.C.) ad uno dei più importanti poeti dell'età romana. Molto attiva anche in epoca medievale e rinascimentale, Venosa conserva oggi molte testimonianze del suo illustre passato grazie agli splendidi monumenti fra i quali spiccano il Castello Del Balzo-Orsini, l'Abbazia della SS. Trinità (capolavoro dell'architettura benedettina), il Parco Archeologico e quello Paleolitico.
Melfi è la terza città lucana in ordine di grandezza dopo Potenza e Matera. È famosa per l'antico Castello, fatto costruire dal normanno Guglielmo d'Altavilla, oggi sede del Museo Nazionale che conserva numerosi reperti archelologici riguardanti le popolazioni indigene della preistoria, dei periodi romano, bizantino e normanno. Nella torre vi è conservato il "Sarcofago di Rapolla", meraviglioso lavoro creato da artisti dell'Asia Minore. Di interesse artistico è il Duomo dedicato all'Assunta che fu edificato nel 1153 dal re normanno Guglielmo I detto il "Malo". L'edificio fu quasi interamente rifatto nel XVIII sec. in stile barocco, tranne il campanile che conserva ancora lo stile originario normanno. Accanto al Duomo sorge il Palazzo del Vescovado dove all'interno del cortile vi è una fontana in stile barocco. Dalla Porta Venosina, unica delle quattro porte della città ancora esistenti, è possibile ammirare una piccola parte delle antiche mura di Melfi e l'affascinante panorama del Vulture.
Infine Lavello, dall'interessante centro storico per la sua struttura medioevale con il Castello di epoca Sveva, ricostruito nel 1600 ed attualmente sede del Muncipio. Alcune sale sono occupate dall'Antiquario, in cui si possono ammirare vasi italo-greci. Di grande interesse artistico sono le antichissime chiese di Sant'Anna, Santa Maria delle Rose e San Mauro. Nei dintorni del paese è possibile vedere i resti di un antico stabilimento termale di epoca romana a cui fu dato il nome di "Casa del diavolo".

Ed eccoci in Puglia. Il fiume Ofanto tocca undici comuni del tacco d'Italia, sette in provincia di Foggia e quattro in quella di Bari. Nel foggiano troviamo le città di Cerignola, San Ferdinando, Trinitapoli e San Ferdinando di Puglia e nel barese, Spinazzola, Minervino Murge, Canosa di Puglia e naturalmente Barletta, nel cui territorio comunale ha sede la foce. Ma di queste città parleremo più approfonditamente nelle successive tappe del nostro girovagare fra i luoghi della Disfida.

Note tecniche ed ambientali tratte dal libro "Ofanto Carpe Diem" del prof. Ruggiero Maria Dellisanti (www.ofantocarpediem.com)


In collaborazione con il web-magazine
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