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Barletta, ma non solo. Intorno alla Città della Disfida sorgono
città importanti e paesi dalle antiche tradizioni, oasi naturali
e itinerari caratteristici...
IL FIUME OFANTO
Dopo Canosa di Puglia proseguiamo il nostro viaggio nei dintorni
della città di Barletta, ad uso e consumo di coloro che visiteranno
la nostra terra in occasione delle celebrazioni del V Centenario
della Disfida.
Questa
volta proponiamo un itinerario, ambientale e turistico, non molto
conosciuto ma che a nostro parere merita di essere considerato molto
attentamente sia per il vasto assortimento di specie viventi (vegetali
ed animali) che lo animano e che lo rendono, per varietà
e ricchezza, una delle poche aree naturali di rilievo della Puglia
e del basso Adriatico; e sia per le città ed i paesi che
s'incontrano durante il suo percorso.
Ci riferiamo al fiume Ofanto
che, con i suoi 170 km di lunghezza, risulta essere il più
importante corso d'acqua dell'intero Mezzogiorno.
La sorgente principale da cui ha origine l'Ofanto, è posta
a sud di Torella dei Lombardi in provincia di Avellino (nelle falde
delle colline di Nusco) a quota 715 metri sul livello del mare.
Il fiume, dopo un lungo e tortuoso peregrinare tra le province di
Avellino, Potenza, Foggia e Bari, dopo aver raccolto le acque da
un bacino di circa 2.800 kmq e attraversato il territorio di tre
regioni, sfocia in Puglia, in prossimità del golfo di Manfredonia
tra i centri di Barletta e di Margherita di Savoia. Il suo ampio
bacino interessa una popolazione di circa 400.000 abitanti.
Dal
punto di vista storico è documentato che il fiume Ofanto
fosse già ben conosciuto dai poeti latini quali Livio, Orazio
e Virgilio, con lantico nome di Aufidus
flumen; è ricordato, inoltre, da poeti medioevali, con vari
nomi tra i quali ricorrono i termini di Offidi, Aufidi, Aufentum
ed infine con il termine più noto, Ofanto.
L'Ofanto, nonostante i gravi attentati alla sua salute derivati
dall'inquinamento industriale, conserva ancora un ricchissimo patrimonio
ambientale (la sua foce è stata riconosciuta area naturale
protetta dalla Regione Puglia). In particolare la zona umida favorisce
la presenza di molte specie animali fra cui un gran numero di volatili
quali l'avocetta, la ballerina gialla (dorso grigio e parti inferiori
gialle) e il piro piro piccolo (lungo 20 cm e con il dorso brunoverdastro);
inoltre non è difficile incontrare il tuffetto, il più
piccolo degli Svassi, tozzo con collo e becco corti, che costruisce
il suo nido ancorato e nascosto tra la vegetazione delle sponde,
e la gallinella dacqua, massiccio uccello nerastro con becco
e placca frontale rossi, riconoscibile perché corre sia sul
terreno che sullacqua per spiccare il volo. Per
non parlare del martin pescatore, con il suo piumaggio verde-azzurro
iridescente, dell'airone cenerino, di grandi dimensioni (90 cm)
e dal piumaggio grigio pallido, dell'airone rosso, più piccolo
del precedente e di colorazione più scura, della garzetta,
del gabbiano, del pendolino e di molti altri ancora. Lungo le rive
la vegetazione offre riparo anche a molte specie di mammiferi (volpe,
riccio, topo campagnolo), rettili (biscia d'acqua, biacco, ramarro)
e anfibi (rane, rospi, raganelle).
I pesci trovano una situazione ospitale soprattutto nella zona appenninica
dove il fondo, solitamente ghiaioso e ciottoloso, ospita solo poche
specie di piante, in prevalenza forme arbustive ed erbacee. Quando
il fiume scende verso la pianura incomincia ad accumulare limo in
quantità tale da poter consentire ad alcune piante di crescere
sul fondo, mentre sulle rive si possono riconoscere i salici dalle
caratteristiche foglie lanceolate e i pioppi. Nei pressi di Canosa,
man mano che il fiume scorre verso il mare, e il suo letto diventa
sempre più ampio, la velocità dell'acqua diminuisce
al punto tale da consentire un accumulo sempre maggiore di limo
e fango, che permette la crescita sugli argini di numerose e differenti
piante; in questa zona sono presenti faggi, ontani e querce. Lungo
gli argini si possono trovare anche la canna, la cannuccia e la
lisca maggiore o tifa. I margini dei tratti inferiori del fiume
sono in grado di ospitare animali adattati a vivere in acque ferme
con corrente minima o inesistente. La zona centrale del fiume, dove
l'acqua è più profonda, rappresenta l'ambiente ideale
per pesci come la carpa, che si nutre prevalentemente di piante
e il pesce gatto, che mangia pesci, rane, piccoli mammiferi e uccelli
acquatici.
Proviamo ora, invece, a tracciare un itinerario turistico partendo
dalla sorgente per arrivare fino alla foce a pochi km a nord di
Barletta soffermandoci più a lungo sui luoghi e sui paesi
geograficamente relativamente distanti dalla città della
Disfida.
In Campania il fiume bagna (in questo caso intendiamo sia a livello
di centro abitato che di territorio comunale) ben 17 paesi, tutti
in provincia di Avellino. Il comune in cui è situata la sorgente,
Torella dei Lombardi, custodisce
un patrimonio architettonico e monumentale di particolare interesse
artistico nel quale spicca il Castello Candriano, detto anche "Ruspoli",
un imponente castello medioevale; va ricordata anche la Torre Normanna,
situata sulla collinetta di Girifalco.
Particolarmente suggestivo è il paesaggio naturale che il
paese può offrire ai suoi visitatori, immerso in una rigogliosa
natura sullo scenario di un panorama montano incontaminato circondato
da boschi.
Fra gli altri paesi segnaliamo Calitri
(il paese della ceramica), col suo incantevole e caratteristico
paesaggio con case addossate all'altura, disposte ordinatamente
a gradinata a mo' di anfiteatro e Lioni,
con le sue antiche chiese, il bosco dell'Oppido e la bellissima
Cascata Borgo Sano sull'Ofanto, una cascata naturale con dislivello
di circa 10 metri. Altri comuni interessanti della zona sono Nusco,
Caposele e Lacedonia.
In territorio lucano ci sono ben 23 comuni interessati dal passaggio
dell'Ofanto, dalla minuscola Ginestra (solo 783 abitanti!) all'importante
Melfi. Il primo centro importante in terra di Basilicata è
l'antica e pittoresca Rionero in Vulture,
situata su due collinette ai piedi dello sprone detto "Cugno
di Atella". Il paese è noto per il famoso incontro tra
Ludovico d'Armagnac e Gonzalo Fernandez de Cordoba, comandanti degli
eserciti di Francia e di Spagna per la spartizione delle terre italiche,
avvennuto il 1° aprile del 1502 (in piena epoca storica della
Disfida). Dal
punto di vista architettonico e artistico sono interessanti alcuni
palazzi settecenteschi tra cui palazzo Granata, palazzo Pierro e
palazzo Fortunato e alcune chiese come la chiesa Madre con facciata
in stile baroccoe la chiesa di Sant'Antonio Abate, nel cui interno
sono conservati tele del settecento di scuola napoletana . Nei dintorni
del paese, percorrendo i fitti boschi ricchi di vegetazione, si
giunge al "Pizzuto San Michele", vetta del monte Vulture,
che offre un'immensa vista panoramica del territorio circostante.
Infine ricordiamo che il territorio di Rionero in Vulture è
ricco di sorgenti di acque minerali e di aree viticole per la produzione
del vino Aglianico DOC.
Dopo Rionero giungiamo a Venosa,
la città di Orazio Flacco. Antichissimo centro, è
passata alla storia per aver dato, appunto, i natali (65 a.C.) ad
uno dei più importanti poeti dell'età romana. Molto
attiva anche in epoca medievale e rinascimentale, Venosa conserva
oggi molte testimonianze del suo illustre passato grazie agli splendidi
monumenti fra i quali spiccano il Castello Del Balzo-Orsini, l'Abbazia
della SS. Trinità (capolavoro dell'architettura benedettina),
il Parco Archeologico e quello Paleolitico.
Melfi è la terza città
lucana in ordine di grandezza dopo Potenza e Matera. È
famosa per l'antico Castello, fatto costruire dal normanno Guglielmo
d'Altavilla, oggi sede del Museo Nazionale che conserva numerosi
reperti archelologici riguardanti le popolazioni indigene della
preistoria, dei periodi romano, bizantino e normanno. Nella torre
vi è conservato il "Sarcofago di Rapolla", meraviglioso
lavoro creato da artisti dell'Asia Minore. Di interesse artistico
è il Duomo dedicato all'Assunta che fu edificato nel 1153
dal re normanno Guglielmo I detto il "Malo". L'edificio
fu quasi interamente rifatto nel XVIII sec. in stile barocco, tranne
il campanile che conserva ancora lo stile originario normanno. Accanto
al Duomo sorge il Palazzo del Vescovado dove all'interno del cortile
vi è una fontana in stile barocco. Dalla Porta Venosina,
unica delle quattro porte della città ancora esistenti, è
possibile ammirare una piccola parte delle antiche mura di Melfi
e l'affascinante panorama del Vulture.
Infine
Lavello, dall'interessante
centro storico per la sua struttura medioevale con il Castello di
epoca Sveva, ricostruito nel 1600 ed attualmente sede del Muncipio.
Alcune sale sono occupate dall'Antiquario, in cui si possono ammirare
vasi italo-greci. Di grande interesse artistico sono le antichissime
chiese di Sant'Anna, Santa Maria delle Rose e San Mauro. Nei dintorni
del paese è possibile vedere i resti di un antico stabilimento
termale di epoca romana a cui fu dato il nome di "Casa del
diavolo".
Ed eccoci in Puglia. Il fiume Ofanto tocca undici comuni del tacco
d'Italia, sette in provincia di Foggia e quattro in quella di Bari.
Nel foggiano troviamo le città di Cerignola, San Ferdinando,
Trinitapoli e San Ferdinando di Puglia e nel barese, Spinazzola,
Minervino Murge, Canosa di Puglia e naturalmente Barletta, nel cui
territorio comunale ha sede la foce. Ma di queste città parleremo
più approfonditamente nelle successive tappe del nostro girovagare
fra i luoghi della Disfida.
Note tecniche ed ambientali tratte dal libro "Ofanto Carpe
Diem" del prof. Ruggiero Maria Dellisanti (www.ofantocarpediem.com)
In collaborazione con il web-magazine Itinera
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