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UN FAZZOLETTO D'ALTRI TEMPI.
Il fazzoletto trova le sue origini nelle popolazioni orientali,
il suo uso ha radici antiche e diverse. Con il nome di gensape
gli antichi greci usavano un lembo di stoffa analogo al "faxiolion"
come piccolo asciugamano, mentre i romani ne distinguevano due tipi,
il sudarium per tergersi il sudore, l'orarium per
la bocca.
Tuttavia, nel tempo, il fazzoletto diventò elemento d'ornamento
per impreziosire l'abito indossato. La consuetudine lo preferiva
di forma quadrata, in lino o cotone, di colore rigorosamente bianco,
solo nel Rinascimento fu inserito anche quello in fibra serica,
mentre quello in lino si impreziosiva di ricami e merletti in pizzo.
Durante il Medioevo, la Chiesa introdusse l'uso del fazzoletto nella
Liturgia eucaristica, con il nome di manipoli e purificatoi.
Nell'Italia del Cinquecento, il fazzoletto divenne accessorio di
grande eleganza, diffondendosi ben presto in Francia e in Germania,
dove prese il nome di fazilettein.
Nei corredi dell'epoca, la spesa dei fazzoletti ebbe la sua importanza.
I libri dei corredi di alcune famiglie romane, tra il Cinquecento
e i primi decenni del Seicento, illustrano in maniera molto chiara,
la crescita degli acquisti dei tessuti, guarnizioni, pagamenti a
sarti e merlettai nei mesi che precedevano il matrimonio di una
figlia, ne è esempio la spesa complessiva di 921 scudi per
la preparazione del corredo di Porzia, la figlia di Vittorio Santacroce.
Per sposare un Capizzucchi, sua madre aveva fatto tagliare, cucire,
guarnire, innumerevoli fazzoletti anche ricamati in oro, come le
camicie da indossare in occasioni cerimoniali. Erano quelli, infatti,
i momenti in cui l'ostentazione della propria posizione sociale
doveva andare in scena. Gli "abiti per la casa" erano
un'altra cosa.
Lucrezia de' Medici, nel suo corredo, quando sposò Bernardo
Ruccellai, possedeva sessantadue fazzoletti, mentre Anna Maria Sforza
ne vantava centodiciannove.
A corte, l'abito, funzionava come segnale indicatore d'appartenenza,
perciò la moda, unita ai modi, offriva la migliore chiave
di lettura alla politica dell'immagine, infatti, "habitus
demontrat qualitatem et dignitatem personae deferentis"
(B. Cassaneus, Catalogus gloriae mundi, Apud A. Vincentium, Lugduni
1546).
Le regole di corte, pertanto, suggerivano di tenere il fazzoletto
piegato in due, per esibirlo fra le dita o tenerlo nel palmo della
mano, affinché, sbuffando il centro, potevano essere lasciati
in primo piano i lati ornati.
I decori, che impreziosivano il fazzoletto erano dipinti o ricamati,
i più diffusi in colore rosso, poiché più resistente
ai lavaggi e in filo oro, se da esibire alle cerimonie.
Nei momenti più solenni le decorazioni si arricchivano di
pietre preziose e lamine dorate. Inoltre, nel periodo rinascimentale,
si fece uso anche di fazzoletti in seta da esibire solo in occasioni
particolari. Questi, generalmente, erano in sintonia con le maniche
delle vesti, poiché fin dal Quattrocento, vesti e sopravesti
erano corredate da maniche differenti, tagliate e cucite a parte.
Sia negli abiti maschili sia in quelli femminili, esse giocavano
un ruolo decorativo fondamentale.
Spesso risultavano separate dal resto dell'abito e per questa ragione
alle maniche spettavano i tessuti più ricchi, di solito si
preferiva la seta, in occasioni più importanti si sceglievano
broccati o tessuti ricamati d'oro.
Per maggiore ostentazione, il fazzoletto poteva essere realizzato
nello stesso tessuto. Unica variante era il decoro con l'iniziale,
nota caratteristica dei primi anni del XVI secolo, poiché
in questo periodo si ebbe la diffusione del ricamo dilettantesco.
Le donne delle classi agiate dedicavano molto tempo al ricamo, utilizzando
soprattutto per "marcare" la biancheria; presto questa
moda si diffuse dall'Italia, con i suoi elementi figurativi floreali
e geometrici, in altri paesi.
Nel XVII secolo, infatti, fu in voga anche l'uso di cifrare tutti
i fazzoletti, tanto divennero preziosi, per poterli ritrovare in
caso di smarrimento, ma anche per donarli in segno d'amore.
Il fazzoletto
un lembo di tessuto al centro dell'attenzione
di tutti: uomini e donne, in ogni cultura, in ogni epoca; protagonista
nascosto di storie vere o di racconti immaginari; centro di emozioni,
come quella che vivremo con il Palio del Fazzoletto, nell'attesa
di conoscere il cavaliere che conquisterà il pegno di Ginevra.
Lucia Piccolo
PRESENTAZIONE
IL
GIOCO
IL
REGOLAMENTO DELLA GIOSTRA CAVALLERESCA
L'ORGANIZZAZIONE
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