Sito Ufficiale della Disfida di Barletta
 
18-5-2012
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UN FAZZOLETTO D'ALTRI TEMPI.
Il fazzoletto trova le sue origini nelle popolazioni orientali, il suo uso ha radici antiche e diverse. Con il nome di gensape gli antichi greci usavano un lembo di stoffa analogo al "faxiolion" come piccolo asciugamano, mentre i romani ne distinguevano due tipi, il sudarium per tergersi il sudore, l'orarium per la bocca.
Tuttavia, nel tempo, il fazzoletto diventò elemento d'ornamento per impreziosire l'abito indossato. La consuetudine lo preferiva di forma quadrata, in lino o cotone, di colore rigorosamente bianco, solo nel Rinascimento fu inserito anche quello in fibra serica, mentre quello in lino si impreziosiva di ricami e merletti in pizzo.
Durante il Medioevo, la Chiesa introdusse l'uso del fazzoletto nella Liturgia eucaristica, con il nome di manipoli e purificatoi.
Nell'Italia del Cinquecento, il fazzoletto divenne accessorio di grande eleganza, diffondendosi ben presto in Francia e in Germania, dove prese il nome di fazilettein.
Nei corredi dell'epoca, la spesa dei fazzoletti ebbe la sua importanza.
I libri dei corredi di alcune famiglie romane, tra il Cinquecento e i primi decenni del Seicento, illustrano in maniera molto chiara, la crescita degli acquisti dei tessuti, guarnizioni, pagamenti a sarti e merlettai nei mesi che precedevano il matrimonio di una figlia, ne è esempio la spesa complessiva di 921 scudi per la preparazione del corredo di Porzia, la figlia di Vittorio Santacroce.
Per sposare un Capizzucchi, sua madre aveva fatto tagliare, cucire, guarnire, innumerevoli fazzoletti anche ricamati in oro, come le camicie da indossare in occasioni cerimoniali. Erano quelli, infatti, i momenti in cui l'ostentazione della propria posizione sociale doveva andare in scena. Gli "abiti per la casa" erano un'altra cosa.
Lucrezia de' Medici, nel suo corredo, quando sposò Bernardo Ruccellai, possedeva sessantadue fazzoletti, mentre Anna Maria Sforza ne vantava centodiciannove.
A corte, l'abito, funzionava come segnale indicatore d'appartenenza, perciò la moda, unita ai modi, offriva la migliore chiave di lettura alla politica dell'immagine, infatti, "habitus demontrat qualitatem et dignitatem personae deferentis" (B. Cassaneus, Catalogus gloriae mundi, Apud A. Vincentium, Lugduni 1546).
Le regole di corte, pertanto, suggerivano di tenere il fazzoletto piegato in due, per esibirlo fra le dita o tenerlo nel palmo della mano, affinché, sbuffando il centro, potevano essere lasciati in primo piano i lati ornati.
I decori, che impreziosivano il fazzoletto erano dipinti o ricamati, i più diffusi in colore rosso, poiché più resistente ai lavaggi e in filo oro, se da esibire alle cerimonie.
Nei momenti più solenni le decorazioni si arricchivano di pietre preziose e lamine dorate. Inoltre, nel periodo rinascimentale, si fece uso anche di fazzoletti in seta da esibire solo in occasioni particolari. Questi, generalmente, erano in sintonia con le maniche delle vesti, poiché fin dal Quattrocento, vesti e sopravesti erano corredate da maniche differenti, tagliate e cucite a parte. Sia negli abiti maschili sia in quelli femminili, esse giocavano un ruolo decorativo fondamentale.
Spesso risultavano separate dal resto dell'abito e per questa ragione alle maniche spettavano i tessuti più ricchi, di solito si preferiva la seta, in occasioni più importanti si sceglievano broccati o tessuti ricamati d'oro.
Per maggiore ostentazione, il fazzoletto poteva essere realizzato nello stesso tessuto. Unica variante era il decoro con l'iniziale, nota caratteristica dei primi anni del XVI secolo, poiché in questo periodo si ebbe la diffusione del ricamo dilettantesco.
Le donne delle classi agiate dedicavano molto tempo al ricamo, utilizzando soprattutto per "marcare" la biancheria; presto questa moda si diffuse dall'Italia, con i suoi elementi figurativi floreali e geometrici, in altri paesi.
Nel XVII secolo, infatti, fu in voga anche l'uso di cifrare tutti i fazzoletti, tanto divennero preziosi, per poterli ritrovare in caso di smarrimento, ma anche per donarli in segno d'amore.
Il fazzoletto… un lembo di tessuto al centro dell'attenzione di tutti: uomini e donne, in ogni cultura, in ogni epoca; protagonista nascosto di storie vere o di racconti immaginari; centro di emozioni, come quella che vivremo con il Palio del Fazzoletto, nell'attesa di conoscere il cavaliere che conquisterà il pegno di Ginevra.

Lucia Piccolo


PRESENTAZIONE

IL GIOCO

IL REGOLAMENTO DELLA GIOSTRA CAVALLERESCA

L'ORGANIZZAZIONE

 


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